s.s. all’Orientale

scritto da _sundaypoetry_
Scritto 7 giorni fa • Pubblicato 6 giorni fa • Revisionato 6 giorni fa
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Il racconto cinico e un po’ romanzato di un sabato sera fallimentare sperando di farvi fare due risate. qualunque bifolco tentato di fare commenti razzisti è pregato di girare alla larga grazie.
- Nota dell'autore _sundaypoetry_

Testo: s.s. all’Orientale
di _sundaypoetry_

Dal titolo sembra quasi un racconto di paura; ci avresti anche preso, se non fosse che siamo ancora al sedici ottobre.

Dopo aver miseramente fallito nel tentativo di sfuggire al controllo del Guardiano, e aver ottenuto il suo dissenziente consenso a continuare la mia serata, mi avvio in maniera totalmente consapevole che queste ore decreteranno la mia fine, e che molto probabilmente questo sarà l’ultimo sprazzo di vita sociale che vedrò per lungo tempo. Che brutto modo di utilizzare l’ultima notte di libertà. Tra puzze di marijuana e tracce olfattive di chi, prima di stasera, ha alzato un po’ troppo il gomito, io e le mie amiche arriviamo in questo localino striminzito, per dirlo con un eufemismo, dove, cercando di sovrastare la trap che fuoriesce dalla cassa, ordinano un Vodka lemon e un Long island, mentre io prendo una coca zero perché sono stronza sì, ma fino a un certo punto.

Mentre aspettiamo al bancone che il barman, un fusto pompato e alto due metri, si esibisca nella sottile arte di shakerare e mischiare etanolo con una maestria propria solo del piccolo chimico, noto alcuni cartelli alla porta del bagno: vietato masturbarsi, vietato usare droghe endovena; divieti che, fino a quel momento avevo ritenuto scontati.

Ebbra di coca zero, giungo con le altre due alla meta della serata: la piazzetta su cui dà l’edificio della facoltà Orientale di Napoli, che per metonimia prende anch’essa l’appellativo di “Orientale”.

L’atmosfera satura per la puzza di canne, il cui fumo avvolge tutt’attorno e crea un alone denso, contribuisce a rendere l’ambiente una sorta di zoo-parco giochi in cui regna lo sregolamento di tutti i sensi (ah, Arthur, ti sarebbe piaciuto questo posto), una sottospecie di Moulin Rouge in cui ci si può imbattere in personalità di tutti i tipi, di qualsivoglia epoca, sessualità, droghe usate e chi più ne ha più ne metta. Un gruppo di ragazzi gioca a pallavolo, lo sport che odio di più da che conosco lo sport, per cui penso, Mi è andata male, continuando a scrutare i certi personaggi bizzarri che mi circondano, e chiedendomi come questo possa essere considerato il massimo del divertimento.

A un certo punto tutte le voci convergono in una sorta di coro d’incoraggiamento: i ragazzi della pallavolo hanno perso il pallone, ed ora uno di loro, un temerario, sta scavalcando un cancello alto tre metri per recuperarlo, rischiando di appizzarsi i gioielli di famiglia. L’eroico gesto zittisce quasi tutti i presenti, che lo fissano a bocca aperta, finché, tra grida di giubilo e di esaltazione per il recupero dell’oggetto del divertimento, la festa riparte.

Dopo solo mezz’ora la noia mi assale, non ho bevuto neanche un goccio e mi sento come uno scienziato che osserva con distacco i comportamenti di certe creature nel proprio habitat per poi riportarne, in maniera altrettanto distaccata, i risultati.

Per fortuna tra la folla intravedo la testa del mio amico Spilungone con la sua ragazza, allora prendo a chiamarlo ripetutamente per attirare la sua attenzione; ci presenta alcuni del suo gruppo ubriachi fradici, i cui nomi, che si erano materializzati sotto forma di alito pestifero, evaporano dalla mia mente dopo neanche due minuti, perché il certino di turno sta tentando di aprirmi la borsetta. Mi volto verso Long Island, e la sua faccia è provata almeno quanto la mia, per cui salutiamo Vodka Lemon e Spilungone con la sua ragazza, e ce ne torniamo a casa, anche perché a sedici anni la vida loca finisce alle 23.30.

Il motivo non dichiarato della mia uscita, (che non era l’alcol, né tantomeno il desiderio scientifico di appurare che, come previsto, uscire all’Orientale facesse schifo) non si è presentato, o almeno non ha fatto in tempo dato che sono fuggita come Cenerentola.

Reduce da questa serata, il cui unico frutto positivo è questo racconto (almeno spero), ho tratto due conclusioni, o forse solo una dato che l’una è una conseguenza dell’altra, ovvero: che la prossima volta me ne starò a casa a leggere un libro, e che la mia aspirazione di sabato sera è pari a quella di un’ultra ottantenne, e mi va bene così.

s.s. all’Orientale testo di _sundaypoetry_
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